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Che facciamo, ora?

La scelta delle mascherine è stata fatta, il distanziamento sociale c’è, siamo ancora indecisi se comportarci come se fossimo già in “zona arancione”, anche se quando scrivo siamo ancora in “zona gialla”, pensiamo con un filo di tristezza ai nostri amici e parenti in “zona rossa”, vediamo che il distanziamento ha messo a nudo la fragilità di relazioni senza radici, superficiali, di comodo o false, mentre ha reso penosa la distanza tra persone le cui relazioni tengono nel tempo, relazioni significative, costruttive, profonde, feconde.

Adesso, che facciamo? Boh!

Abbiamo partecipato con passione e con sconforto all’ennesima sconfitta del Benevento Calcio, abbiamo gioito (si può dire?) per l’uscita di scena (speriamo) di Trump, Donald Trump (che mi ricorda Gump, Forrest Gump), abbiamo visto che preferiamo ancora finanziare gli armamenti, piuttosto che sostenere la Sanità pubblica, i trasporti, la rete stradale e informatica, abbiamo finito con il trascorrere un po’ di tempo in più ascoltando la radio, abbiamo cestinato il telefonino, il totemico smartphone nel cestino della carta, che riprenderemo lunedì mattina, completamente scarico … Niente Instagram, Facebook, Twitter, LinkedIn, WhatsApp, E-mail, Zoom, Skype, GoToMeeting, perciò nessun corso on line in questo fine settimana, una sdraio, il tepore del sole, i colori dell’autunno, almeno i colori, perché le temperature sono ancora calde, nonostante qualche inquilino particolarmente freddoloso abbia già acceso i termosifoni, salvo poi stare in maniche di camicia. Ma, e dico ma, adesso che facciamo? Che ci diciamo, perché stiamo qui a cincischiare senza profitto? Facciamo qualcosa.

Idea: leggiamo una favola. Non so se è una versione sintetica di una favola più lunga o è questa la sua unica lunghezza, quella originaria. Da qualche parte, nella memoria, c’è un vago ricordo di una versione in greco e di una versione in latino di questa favola. Tuttavia, in questo breve momento di scelta ponderata del rifiuto del personal computer e con lo smartphone cestinato, non vado a fare questa ricerca, lascio che il semi-oblio della mia memoria riposi e prendo questa favola così come la trovo in questo libro, in questa versione, la prendo come un dono per me, per voi, per chiunque riesca a leggere fino in fondo questa paginetta.

Il vecchio e la morte.

Un vecchio aveva tagliato la legna e ora andava con il suo carico addosso. Ma la strada era lunga e a un certo punto, vinto dalla fatica e stufo di quella esistenza disgraziata, gettò il peso a terra e chiamo: “Oh, morte, morte!”.

“Eccomi qua – e apparve la Morte – Perché mi hai chiamata?”.

“Oh – balbettò il vecchio atterrito – per nulla, perché tu mi aiutassi a sollevare quel carico”

Ci lasciamo così. Al nostro prossimo appuntamento.

Filippo Pagliarulo

sito promosso dall'Ufficio Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi di Benevento per favorire il dialogo e il confronto tra componenti sociali e realtà ecclesiali presenti sul territorio, per far emergere notizie buone e vere che contribuiscano all'edificazione del Regno di Dio.

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