Rubrica a cura di Roberto Costanzo…
Nell’ultimo articolo sulle elezioni europee, gentilmente pubblicato da Tempi Nuovi, mi ero soffermato sulle “somiglianze e differenze tra l’Unità europea e Risorgimento italiano”. Ora, ad elezioni concluse e a voti conteggiati, vorrei vedere quali sono le somiglianze e le differenze tra la situazione politica di oggi e quella di altri momenti della storia d’Italia.
Innanzitutto va rilevato che la nuova geografia
politica dell’Europarlamento, indubbiamente differente da quella disegnata
cinque anni fa, non favorisce in alcun modo il governo italiano, in quanto le
forze sovraniste e populiste, che governano a Roma, rappresentano una minoranza
ininfluente nelle stanze dei bottoni negli organi dell’Europarlamento. Così
pure, per l’attuale governo italiano, sarà difficile d’ora in avanti, trattare
e contrattare con le altre istituzioni comunitarie, Commissione e Consiglio, ma
anche con la maggior parte dei governi nazionali, che non sono a guida
sovranista, salvo pochissimi casi, (Ungheria, Polonia e qualche altro), che
peraltro, questi ultimi, sono i primi a non condividere sia la politica
finanziaria che quella migratoria dell’Italia.
Oggi l’Italia è isolata ed emarginata in Europa
come non si era mai visto negli ultimi settant’anni. Per trovare un’Italia che
somigli a quella di oggi dobbiamo andare indietro nella memoria, all’epoca
della seconda metà degli anni trenta, quando il nostro Paese fu emarginato e
punito con le “sanzioni” imposte dalla Società delle Nazioni. Sanzioni della
Società delle Nazioni che potrebbero somigliare alla procedura d’infrazione che
potrebbe imporci l’Unione Europea di oggi.
Tra l’Italia di ottant’anni fa e quella di oggi vi
sono, per fortuna, molte differenze e poche somiglianze che dobbiamo augurarci
permangano, senza farci correre gli stessi rischi scaturiti dalle sanzioni e
dalle emarginazioni di allora. Non dobbiamo dimenticare come reagì all’epoca il
regime fascista: con quali proclami, con quali scelte, fino al drammatico
annuncio del 10 giugno 1940 (la clamorosa apertura della seconda guerra
mondiale …). Auguriamoci che le somiglianze tra l’Italia di allora e l’Italia
di oggi si fermino ai ruvidi proclami di Salvini, il quale certamente non è un
fascista, sebbene assuma spesso un atteggiamento rabbioso che porta alla mente la
postura di Mussolini quando questi urlava: “ molti nemici molto onore, tireremo
dritto, vincere e vinceremo, con l’autarchia”.
I nostri governanti di oggi, così come i governanti
degli altri Stati membri, non debbono dimenticare che l’Italia è stata una
delle sei nazioni fondatrici dell’unità europea ed è uno dei Paesi più
importanti per popolazione e attività produttive, ragione per cui essa non può
rimanere emarginata ed inascoltata nelle decisioni che le istituzioni
comunitarie andranno ad assumere per il futuro dell’Europa. Ma quale futuro
vuol concorrere a costruire il Governo italiano per l’Europa? Una Unione
europea intesa come “casa comune”, in cui ci si confronta e si interagisce per
obiettivi concordati, oppure come un “condominio” in cui gli abitanti diffidano
l’uno dall’altro?
Va infine notato che non sono molti gli italiani
che ora si oppongono al Capitano Salvini che dichiara guerra all’Europa, così
come non furono molti gli italiani che allora si opposero al Duce che dichiarava
guerra al mondo. C’è da sperare che tra quel passato e questo presente vi siano
poche somiglianze e molte differenze. Opportunamente Papa Francesco, rientrando
dalla sua visita in Romania, ci sollecita a “pregare per l’Europa”. Ne abbiamo
bisogno…….
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