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Gli scrittori e la peste

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Gli scrittori e la peste

La letteratura, nel corso dei secoli, si è confrontata anche con la tematica della peste. Il timore delle grandi epidemie si accompagna all’ irrompere del male e del dolore nell’esistenza umana, allo sconvolgimento della società e dell’ economia, alla strage di tanti innocenti. Nel profondo del cuore nasce forte la domanda: Perchè? I capolavori della letteratura, rappresentando la peste, hanno cercato una possibile risposta a questo interrogativo.

Scrittori antichi

Nel mondo letterario greco-classico la peste è presente nelle grandi opere. Nell’ Iliade è la conseguenza dell’ira del dio Apollo contro gli Achei. L’ Edipo re, la tragedia di  Sofocle, narra la pestilenza che devasta la città di Tebe, a causarla è proprio Edipo, re di Tebe. Egli commise una colpa di cui la città porterà le conseguenze. Nelle opere citate la peste costituisce solo uno sfondo letterario: una scena narrativa, su cui si snodano  altri eventi e giudizi.

La prima famosa descrizione di pestilenza si legge nella Storia della guerra del Peloponneso di Tucidide. Egli stesso colpito dal morbo, che devastò Atene nel 430 a.C., ci presenta una ricostruzione attenta e particolareggiata. Tucidide non crede che la colpa della pestilenza ricada sugli dei, si limita a registrare e a descrivere, con puntuale attenzione, perché ciò che avvenne non venga dimenticato e resti soprattutto come riflessione ai posteri. Il suo resoconto risulta il primo in cui la malattia viene descritta in tutta la sua evoluzione: i sintomi fisici, le conseguenze sulla vita sociale, le reazioni psicologiche.

Con il modello offerto dall’autore greco, si misurarono anche altri scrittori antichi, come i poeti latini Lucrezio, Virgilio e Ovidio.

Lucrezio, racconta la medesima pestilenza ateniese nelle pagine finali del poema  De rerum natura ; Virgilio, nel II libro delle Georgiche, raffigura una peste animale, la epizootìa che colpì gli animali della regione alpina del Nòrico. 

Ovidio, mentre, nel VII libro delle Metamorfosi si sofferma sulla “crudele pestilenza” che, per volere di Giunone, si abbatté sull’isola di Egina.

Nel Medioevo

Più vicina alla realtà risulta essere la descrizione realizzata da Paolo Diacono, monaco longobardo vissuto nel secolo VIII. Nella sua Storia dei longobardi, narra la terribile esplosione di peste bubbonica che, nell’anno 542 d.C., colpì i popoli mediterranei: la “peste di Giustiniano”, come fu chiamata, generata da povertà, guerre e carestie. Paolo Diacono, che visse all’inizio del Medioevo,  scrisse l’opera in latino. Alla fine del Medioevo, invece, spicca la personalità letteraria di Giovanni Boccaccio. All’inizio del suo capolavoro, il libro del Decameron, narra dettagliatamente l’ epidemia, detta “peste nera”, che imperversò attorno al 1347-1348. Il morbo fece in Europa milioni di morti. Il Decameron comincia narrando la peste che colpì Firenze nell’agosto del 1348: una distruzione della vita e della società. Molti, presi dalla rassegnazione, ma non tutti: tra questi, dieci giovani, ragazzi e ragazze, che scelsero di fuggire dalla città e di rifugiarsi in una villa del contado, per respingere da lì l’assalto del contagio. Nelle due settimane di permanenza fuori  Firenze, si narreranno cento storie ispirate alla vita contemporanea: amori, commerci, burle, … La letteratura, così, diviene un rifugio per resistere al male, ricreando altrove le ragioni della vita.

Pestilenze moderne

La storia della peste continua ancora. Altre grandi epidemie colpirono l’Europa nei secoli XVI e XVII . Tra le città che furono maggiormente colpite si ricorda Milano, falcidiata alla fine del Cinquecento e poi nel 1629-1630 ricordata  dal Manzoni. Ben sei capitoli dei Promessi sposi, dal XXXI al XXXVI, sono dedicati alla pestilenza. Il morbo rimescola il quadro della vita umana, offrendo a tutti un’ altra occasione. “Può esser gastigo, può esser misericordia” (XXXV, 355-356), dice fra’ Cristoforo davanti a don Rodrigo appestato e in fin di vita.

 Un secolo prima di Manzoni, lo scrittore inglese Daniel Defoe (1660-1731),  aveva scritto un Diario dell’anno della peste (1722). Romanzo storico in cui  descrive la pestilenza che aveva avvolto Londra sessant’anni prima. Chi narra è un sellaio londinese, isolato nella sua casa. E’ lui che racconta le reazioni dei  concittadini: alcuni si mostrano indifferenti ed egoisti, altri soccorritori. Defoe utilizzò documenti degli archivi cittadini e registri parrocchiali. Siamo davanti ad una testimonianza veritiera e soprattutto ad una grande novità, in un’epoca di letteratura prevalentemente ornamentale.

Uno scrittore contemporaneo:Camus

Nel Novecento, anche lo scrittore francese Albert Camus (1913-1960) ha dedicato alla tematica della pestilenza il romanzo  La peste (1947). Ambientato nella città di Orano, in Algeria, gli abitanti devono prendere prima coscienza del male che li minaccia e poi cercano di combatterlo. Infine riescono a vincerlo, provvisoriamente, afferma Camus, perchè “il bacillo della peste non muore né  sparisce mai”. E’ un male fisico e morale insieme, un’aggressione alla società umana. Il compito per ciascuno di noi è cercare di resistere, di ricostruire e soprattutto di ricominciare.

 Antonella Fusco                       

sito promosso dall'Ufficio Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi di Benevento per favorire il dialogo e il confronto tra componenti sociali e realtà ecclesiali presenti sul territorio, per far emergere notizie buone e vere che contribuiscano all'edificazione del Regno di Dio.

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