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Quattro punt(i) zero

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Quattro punt(i) zero

Quattro punti di partenza e l’unica meta: il reddito di fratellanza. Non immaginiamoli come quattro pilastri o come i punti cardinali convergenti da nord, sud, ovest, est, ma come quattro punti “zero”.

Come? Come cosa? Forse 4.0, quattro punto zero, la quarta rivoluzione industriale. Parliamo di competenze e tecnologie digitali, di fabbriche, professionisti e prodotti della quarta rivoluzione industriale? Niente di tutto questo. “Quattro punti zero” sta per quattro punti di partenza e il punto “zero” è l’inizio di questo percorso, la cui meta finale è condivisa con gli altri “zero”.

Punto zero non vuol dire niente, nulla, non è un punto vuoto, ma è pieno di ideali, di umanità, di cultura, è punto di partenza con un patrimonio, in parte ereditato e in parte costruito, frutto di capitali investiti: capitale umano, relazionale, sociale, ideale. Proviamo a connetere questi “zero”, che hanno il loro punto di contatto nel reddito di fratellanza, a partire da una citazione suggestiva di Gustave Flaubert, che utilizziamo come stimolo del dialogo con i lettori: “Credo che se guardassimo sempre il cielo, finiremmo per avere le ali”. Se vogliamo, possiamo confrontarci su questo, potremmo chiederci cosa dice a ciascuno di noi questa frase. Ho provato a farlo in famiglia e nella cerchia degli amici. Una amica psicoterapeuta mi ha detto che, in terapia, segnala un possibile obiettivo, che il paziente sofferente non riesce ad immaginare. Così facendo, avvia un processo ideale, che successivamente si trasformerà in realtà. Un giovane, amico di mio figlio, non parla di processi ideali, ma ricorda piacevolmente questa frase che gli ha procurato “30 e lode” all’esame. Il vicino di casa, ogni tanto, la sfoderava, a mo’ di aforisma, nelle lettere d’amore che scriveva alla fidanzata, che sarebbe poi diventata sua moglie. Mia nipote ha detto che le ricordava l’aquilone! Suor Agnese, conosciuta in questi giorni, ha dato altri e alti significati al cielo e alle ali, che le parlano di assoluto, di soprannaturale e le richiamano l’eternità. Personalmente questa frase mi ricorda  una dimensione altra, diversa. Da un lato concordo con l’amica: può avviare un processo ideale; dall’altro, stimola l’immaginazione a pensare una dimensione diversa dove tutti i problemi che ben sappiamo: povertà, disastro ecologico, cannibalismo economico, e potrei continuare … Sono “non problemi”, perché la dimensione “altra” richiede altre risposte, che senza le ali, non si possono vedere dal suolo, ma solo dall’alto. La suggestione è che i problemi siano generati, perché il mondo “funziona” in un certo modo e gli uomini si siano convinti che debba funzionare necessariamente così. È come se ci fossimo, singolarmente e tutti insieme, autotarpati le ali, considerando ineluttabili leggi e meccanismi di funzionamento che abbiamo creato noi e che adesso subiamo passivamente o idolatriamo. Ora ci fermiamo, ma voi potreste continuare a casa e farci avere un riscontro. Concludiamo indicando il primo dei “punti zero”, che vorremmo approfondire nei prossimi appuntamenti settimanali: la cultura del “dare”.

Filippo Pagliarulo

sito promosso dall'Ufficio Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi di Benevento per favorire il dialogo e il confronto tra componenti sociali e realtà ecclesiali presenti sul territorio, per far emergere notizie buone e vere che contribuiscano all'edificazione del Regno di Dio.

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