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Il principio di precauzione

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Il principio di precauzione

Cos’è questo “principio di precauzione”?

Vediamo cosa ci dice l’enciclopedia TreccaniEspressione coniata in Germania negli anni 1970 e divenuta di uso corrente alla fine degli anni 1990, in seguito all’esigenza percepita a livello internazionale di definire un livello di compatibilità tra lo sviluppo tecnico-scientifico, necessario al progresso dell’umanità, e il controllo dei rischi e delle minacce associate a tale sviluppo. Si riferisce a un criterio di condotta ispirata alle esigenze di tutela dell’ambiente e della salute umana, animale e vegetale, tenendo conto delle necessità vitali non solo delle generazioni presenti, ma anche di quelle future. In tal senso, esprime l’esigenza etica di riflettere sulla liceità o illiceità di interventi di manipolazione dell’ambiente e della vita resi possibili dal progresso scientifico-tecnologico. Più di recente, il principio di precauzione ha assunto connotazioni anche giuridiche, legittimando politiche e decisioni normative in materia di sicurezza ambientale, sanitaria e alimentare a livello internazionale, nazionale e locale e trovando progressivo riconoscimento in atti relativi ai più importanti settori del diritto internazionale e comunitario.  

Ci pare di capire che il progresso scientifico ha fatto emergere nuovi bisogni di tutela in tutti i settori della vita, dalla tutela dell’ambiente alla salute umana, animale, vegetale, con l’attenzione alle presenti e future generazioni. Le implicazioni giuridiche hanno traghettato questo principio dalla “salute e ambiente” al diritto.

Non mi ero reso conto. Voi sì? Vi sembra di essere tutelati? Per mancanza di spazio non riporto quanto indicato nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, né mi soffermerò su quanto appare nella prima pagina dei più diffusi motori di ricerca, che ci propongono il principio di precauzione nelle più diverse varianti, che vanno dal 5G, UE, OGM, ambiente, diritto penale, alimenti, covid, vaccini … al principio di precauzione amministrativo. No, no, pensiamo solo alla salute, all’ambiente e ai diritti calpestati: i nostri e quelli delle generazioni future[1]!

Non vi sembra che una società possa essere più a dimensione d’uomo, se accanto alla Cultura del dare, per scardinare quella dell’avere, ci sia la Strategia dei piccoli passi, fatta di buon senso e di praticità feriale, e la Cura di chi ti sta a cuore, il creato e le creature, l’ambiente e la salute, la tutela reale dei diritti? Il punto è sempre questo: lo scarto tra teoria (che talvolta è anche utopia, ideali, norma giuridica) e pratica (incarnazione, compromesso, realtà vissuta, subita). Fintanto che ci sarà questo scarto, questo spazio, sarà possibile essere “solo” indignati, sdegnati, irritati, inaspriti, adirati, feriti, urtati, turbati, offesi, arrabbiati, oppure, riuscire “anche” a immaginare un futuro migliore, un mondo migliore, una città migliore di quella che ci ha accolti quando siamo nati. Utopia? Direi, piuttosto, prove (nel senso più ampio dei possibili significati) di Fratellanza.

Filippo Pagliarulo


[1]  Rapporto Cisf 2020

sito promosso dall'Ufficio Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi di Benevento per favorire il dialogo e il confronto tra componenti sociali e realtà ecclesiali presenti sul territorio, per far emergere notizie buone e vere che contribuiscano all'edificazione del Regno di Dio.

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