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Un mea culpa collettivo

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Un mea culpa collettivo

Circa mille i ”battenti” che hanno partecipato alla processione conclusiva dei riti settennali di penitenza a Guardia Sanframondi, in provincia di Benevento. Al grido di “Fratelli, forza e coraggio. In nome di Maria, battetevi!” proveniente dal Santuario della Madonna dell’Assunta i penitenti, con i sai bianchi, hanno iniziato a percuotersi il petto con una spugna di sughero chiodata. Oltre tremila persone hanno fatto da figuranti inscenando i misteri, rappresentazioni sacre tratte dalla bibbia, dalla vita dei santi, dal catechismo e dalla storia della Chiesa, che hanno coinvolto giovani, anziani e bambini. Una macchina teatrale liturgica e scenografica, un’azione performativa, un mea culpa collettivo, dove mille uomini incappucciati, biancovestiti e protetti da un infrangibile anonimato si battono il petto a sangue per la Madonna. Lo strumento è la «spugna», un disco di sughero in cui sono infilate trentatré punte di metallo acuminate, tante quanti gli anni di Cristo. Una funzione rituale, una tradizione che per sette giorni e ogni sette anni – con tutti i simbolismi connessi alla reiterazione del numero sette – coinvolge la comunità, i partecipanti o i curiosi. Il rito sacro rafforza i legami fra i membri della comunità riducendo la conflittualità e rafforzando il senso di appartenenza. Insomma, si potrebbe quasi dire che la comunità esiste grazie al rito. Un rituale settennale proibito durante il fascismo che oggi ha assunto grande popolarità, tanto che migliaia di persone ma soprattutto i mass media internazionali affollano Guardia, piccolo borgo medievale del Sannio, rischiando di ledere l’aura di sacralità che circonda i riti dei «battenti» in onore della Madonna Assunta. Un rituale composito, consolidato nel contesto socio-politico e religioso locale, percepito dai guardiesi come «la festa», decodificata come struttura sostanziale della loro tradizione culturale. «Siamo in presenza di culture di colpa, culture, cioè, nelle quali gli eventi di storia e di natura che determinano il rischio di crolli esistenziali vengono deferiti non già alla casualità delle forze estranee che dominano la vita dell’uomo, ma alla responsabilità personale collettiva», affermava Alfonso Maria di Nola. Tutto inizia il lunedì dopo la festività dell’Assunta il 15 agosto, terminando la domenica successiva. Una tradizione che nel tempo ha saputo mantenere la propria particolarità coinvolgendo i quattro rioni: Croce, Portella, Fontanella e Piazza. I quali, nei giorni dei riti, s’alternano nei cortei dei «misteri» (scene raffiguranti episodi dell’antico e del nuovo testamento, ma anche la vita dei santi) e partecipano in giorni diversi a due processioni, chiamate una di «penitenza», l’altra di «comunione». Quella di «penitenza» comprende i «flagellanti» che si percuotono ritmicamente le spalle con una catena di ferro – strumento detto «disciplina» – alla quale sono unite alcune lamine metalliche, e i «battenti» nelle cui mani ci sono la cosiddetta «spugna», per colpirsi a sangue il petto, e un crocifisso. La domenica suggella la fine della settimana dei riti settennali con un’imponente manifestazione che dura dalle otto di mattina fino al tramonto. È il giorno dell’incontro fra i «battenti» e la statua dell’Assunta. L’appuntamento, atteso per sette anni, arriva quando i «battenti» incrociano la statua di san Girolamo penitente, il patrono dei «battenti», e nel medesimo istante il capo misterioso dà la perentoria intimazione: «Con fede e coraggio, fratelli, in nome dell’Assunta battetevi!». Tutti gli incappucciati ribattono colpendosi il petto all’unisono per tre volte, con una coralità che genera un cupo rumore di tamburo, e mostrano a tutti lo sgorgare del sangue che fa rabbrividire la folla che assiste in religioso silenzio al rituale catartico. Per ore i «battenti» si colpiscono il petto con la «spugna», mentre diversi «assistenti» salmodianti e coronati di spine lo aspergono di vino per rendere il dolore più sopportabile. Secondo gli organizzatori, hanno assistito alla processione circa 100mila persone ripresa anche da reti televisive estere, e da migliaia di telefonini nonostante l’ordinanza del sindaco ne vietava l’utilizzo “allo scopo di agevolare la partecipazione ai riti settennali di penitenza in onore dell’Assunta e consentire il dovuto raccoglimento e la preghiera personale e collettiva”. Al termine dei riti la statua della Madonna dell’Assunta è stata riposta nel santuario, dove sarà vegliata dai fedeli giorno e notte fino a quando verrà richiusa dietro una lastra di vetro per essere esposta nuovamente e portata in processione nel 2024.

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