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Apertura della chiesa sull’assoluzione del peccato di aborto

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Apertura della chiesa sull’assoluzione del peccato di aborto

Grande novità nel mondo ecclesiale? Papa Francesco, nella Lettera apostolica “Misericordia et Misera, ha comunicato la decisione di aggiornare il Codice di Diritto Canonico riguardo all’assoluzione del “grave peccato dell’aborto“, fino ad ora riservata al Vescovo e ora concessa a tutti i sacerdoti.

La facoltà di assolvere dal peccato di aborto, concessa limitatamente al periodo giubilare si estende così, per volontà del pontefice, “per sempre”.  Nonostante ciò, Francesco ha ricordato che l’aborto è un peccato grave e  passibile di scomunica latae sententiae. Si incade, dunque,  in modo automatico senza l’obbligo che ci sia una sentenza specifica. La finalità di questa decisione è volta ad avvicinare a Dio, mediante la riconciliazione, le donne e coloro che hanno concorso all’aborto naturalmente solo se si sono sinceramente pentiti dall’azione compiuta.

Non bisogna del tutto trascurare, quindi, la posizione dei complici, condannata, nella storia, sempre in modo molto severo. Basti ricordare che nel Codice penale francese possiamo rinvenire una norma che prevedeva per chiunque, medico o familiare della donna, con alimenti, bevande, violenza e qualsiasi altro mezzo avesse procurato l’effetto dell’aborto con il consenso della donna, una condanna a 5 anni di reclusione e ai lavori forzati. Qualora invece la donna non avesse prestato il proprio consenso, gli autori di tale reato sarebbero stati condannati ai lavori forzati a tempo. In Italia, invece, prima del 1978, l’aborto era considerato un reato. Infatti chi istigava all’aborto o forniva i mezzi per procedere ad esso , era punito con la reclusione da sei mesi a due anni.

Oggi, ai medici e agli infermieri, è concessa la possibilità di essere ”obiettori di coscienza” ma limitatamente all’atto preparatorio, dunque l’aborto, legalizzato se praticato entro il 90° giorno non è un reato, ma è un’azione valutabile esclusivamente sul piano morale. In Italia, fino all’entrata in vigore della legge 194 del 22 Maggio 1978, l’aborto faceva parte di quegli argomenti di cui non si discuteva: esso rappresentava un vero e proprio tabù.

La regolamentazione di tale fattispecie ha determinato anche una maggiore conoscenza dell’aborto e del fatto che la Chiesa Cattolica, come evince anche dalla considerazione di Papa Benedetto XVI, consideri inaccettabile “sopprimere o manomettere una vita che nasce”. L’ apertura della Chiesa nei confronti di chi si sia macchiato di tale “delitto” rappresenta un punto di partenza per avvicinare chi magari ha assunto una decisione del genere senza consapevolezza e coscienza e, quindi lungi dal volerlo derubricare come peccato.

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