A colloquio con Roberto Costanzo…
Emigrazione: Problema italiano o europeo?
In una recente intervista a
un giornale francese il Presidente Mattarella, parlando dei migranti, ha
invocato “soluzioni veramente europee: canali di migrazione legali; misure per
combattere i traffici di esseri umani; mezzi per migliorare le condizioni di
vita nei paesi di provenienza”. A giudizio del nostro Presidente della
Repubblica, si tratta di una primaria competenza europea, alla quale debbono
rifarsi gli Stati membri e quindi anche l’Italia. Ma come ha esercitato finora
questa sua competenza l’Europa? E come l’hanno riconosciuta gli Stati?
Certamente in modo insoddisfacente, sia a Bruxelles che nelle capitali
nazionali. Si potrebbe dire: in modo contraddittorio nell’uno e nell’altro
livello.
L’Unione Europea gestisce con
assoluta sovranità i passaggi di merci e capitali alle frontiere esterne
dell’Europa; ma non fa altrettanto con i
migranti che si accostano alle rive mediterranee dell’Italia e di altri Paesi.
Il famoso Regolamento di Dublino, che detta norme per la redistribuzione degli
immigrati fra i vari Paesi, non risolve il problema, per cui va modificato. Ma
alcuni governanti nazionali, tra i quali il nostro ministro Salvini, non
vogliono sottrarrre poteri ai singoli Stati e pertanto il Regolamento di
Dublino non è stato modificato.
Non si può rimproverare
l’Unione Europea di non fare ciò che gli Stati membri non le consentono di fare
… L’emigrazione è un problema europeo nella misura in cui le istituzioni
comunitarie sono viste non come corpi estranei con cui competere e litigare, ma
come una casa comune in cui convivere e cooperare.
Ma ci non o non ci sono norme europee sulle migrazioni ?
Ci sono alcune norme, come il
richiamato Regolamento di Dublino, che
si sono dimostrate insufficienti, perciò il Presidente Mattarella invoca
“soluzioni veramente europee”.
Chi potrebbe non condividere
una politica europea di: contenimento e controllo degli sbarchi; equi e
organici rapporti con i Paesi africani di partenza, e non solo con quelli di
transito; civile inclusione in tutti i Paesi e non solo in quelli di primo
approdo? Questo dovrebbe proporre il nuovo Parlamento Europeo.
Chi ascolta oggi gli appelli del Papa per l’accoglienza dei migranti?
Forse è sempre più ridotta
l’attenzione della gente verso gli appelli e richiami di Papa Francesco
sull’accoglienza dei migranti che fuggono da guerre, oppressioni e miserie.
Anche qualche sacerdote –
pure nelle nostre zone – ha chiamato “pseudocattolici” i cittadini italiani
favorevoli all’accoglienza. Malgrado qualche insignificante dissenso, mi sembra
opportuno sottolineare quello che ha detto il nostro Arcivescovo Accrocca alla
Processione del Venerdì Santo a Benevento: “Sembra che oggi sia di moda alzare
muri, e chi lo fa viene anche considerato come un nuovo Salvatore”. Alzare muri
e chiudere porti per respingere migranti …
Il Santo Padre ha voluto
dedicare il rito tradizionale della Via Crucis al Colosseo ai vari drammi e
sofferenze dei migranti. Drammi e sofferenze che hanno fatto da trait d’union
fra le quattordici stazioni.
L’autrice delle meditazioni è
stata una missionaria d’Africa, suor Eugenia Bonetti, la quale ci ricorda
“quanta crudeltà si accanisce su chi fugge: i lager libici, i viaggi della
disperazione, il mare trasformato in tomba d’acqua”.
Certamente i flussi migratori
verso l’Italia e l’Europa rappresentano un problema che non può essere
affrontato solo con la solidarietà umana, pertanto chi ha potere e responsabilità,
a livello nazionale ed europeo, non può non tener conto che la solidarietà non
è solo un sentimento ma un principio e una regola di civile convivenza.
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