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L’Europa di ieri e di oggi

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L’Europa di ieri e di oggi

Rubrica a cura di Roberto Costanzo…

Come si è arrivati all’attuale status dell’Unione Europea?

Dal 1951, con la fondazione della CECA (Comunità Europea Carbone e Acciaio) ad oggi è progressivamente aumentato il numero degli Stati aderenti all’Unione Europea e sono aumentati contestualmente i poteri e le funzioni delle istituzioni comunitarie. Poteri e funzioni esercitati in quasi tutti i campi delle attività economiche e della vita civile e sociale: libera circolazione di merci, capitali e persone; unificazioni di norme tecniche, amministrative, ambientali, sanitarie, scolastiche; sostegno ai territori e ai settori in difficoltà; moneta unica; ecc. Dai sei Stati membri di sessanta anni fa siamo arrivati ai ventotto di oggi, con una popolazione passata da meno di duecento milioni di allora a quella attuale che supera il mezzo miliardo di cittadini. Cammino lungo, a volte lento, ma indubbiamente fruttuoso.

Quindi l’Europa è importante non solo per la sua storia, la sua arte, la sua cultura?

Come ho già detto quasi tutti i nostri comportamenti nella vita civile e nelle attività produttive sono regolati da norme europee. L’Europa Unita è diventata la più grande potenza commerciale; ha il 50% del welfare del mondo con solo il 7% della relativa popolazione. Anche per questo la sua compattezza potrebbe dare fastidio sia alla Russia che alla Cina e agli Stati Uniti, i quali cercano di accattivarsi, uno alla volta, la fiducia dei singoli Stati, e con ciò rendere meno competitivo il fronte comune europeo.

Il memorandum Cina-Italia, al di là del clamore mediatico di qualche membro del governo, può comunque portare vantaggi all’Italia, se però non vengono confusi i contratti commerciali con le intese economico-politiche che sono di competenza delle istituzioni europee.

Dobbiamo credere che da settant’anni l’Europa viva un crescendo di pace e di sviluppo che ora potremmo cominciare a perdere?

Nell’appello lanciato da Romano Prodi il 21 marzo u.s., in occasione della festa di San Benedetto, patrono d’Europa, tra l’altro leggiamo che “tutto quanto è stato realizzato finora dalla U.E. potrebbe dissolversi se i singoli Stati si mettessero ad agire per conto proprio. Anche il più grande di essi, la Germania, è un minuscolo paese in confronto alle attuali grandi potenze mondiali di USA, Cina e Russia”. Nessun Paese europeo da solo può gestire le enormi sfide poste dal mercato globalizzato, dalle nuove tecnologie, dai movimenti migratori, dai cambiamenti climatici. Nessuno da solo può conservare quanto è stato finora acquisito attraverso l’integrazione europea. Non tutti ne siamo consapevoli, eppure negli ultimi settant’anni per la prima volta i paesi del vecchio continente si sono trovati fra loro aggregati non a seguito di una conquista bellica ma come risultato di una libera scelta dei popoli europei.

Ce lo ha ricordato Papa Giovanni Paolo II, nel suo discorso al Parlamento Europeo l’11 ottobre 1988, con queste parole: “gli imperi del passato, che tentavano di instaurare il loro predominio con la forza della coercizione e della politica di annessione, hanno tutti fallito. La vostra Europa sarà quella della libera associazione di tutti i popoli e della messa in comune delle molteplici ricchezze delle sue diversità”.

                                               Roberto Costanzo

sito promosso dall'Ufficio Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi di Benevento per favorire il dialogo e il confronto tra componenti sociali e realtà ecclesiali presenti sul territorio, per far emergere notizie buone e vere che contribuiscano all'edificazione del Regno di Dio.

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