Che vi dice questa parola? A me viene in mente il testimone in tribunale, insomma l’equivalente di rogna, oppure – che so – i testimoni di nozze (due che devono stare in ghingheri accanto agli sposi per tutto il tempo, rogna pure questa).
Per i cristiani poi essere testimoni deve essere, al primo
sguardo, davvero una rogna al quadrato.
I martiri sono infatti, testualmente, testimoni, quelli che
professano la propria fede a costo della vita.
Ora, non so voi, ma io di testimoni in giro non ne vedo mica
tanti, anzi direi 0 (fatti salvi i tanti cristiani che pagano con la vita la
loro fede in tante parti del mondo, proprio adesso che io scrivo).
Ma sotto casa, in parrocchia, in giro, ma dove lo trovi uno
che paga la fede col sangue?
Però io in questi 19 anni di circo equestre (come si dice da
queste parti, intendo dire dalla mia conversione) un’idea me la sono fatta. Se
è vero che di tagliagole qui in giro non ce ne sono, è vero pure che di gente
che dona la vita attimo per attimo, giorno per giorno, come in un martirio
lunghissimo, ce n’è tanta, ma è quasi invisibile. Chi sono? E se vi dicessi che
sono i sacerdoti? Già, quelli che stanno tutto il giorno in parrocchia, quelli
che dicono tante messe che io non so come non gli passi la voglia, quelli che
registrano i nostri atti di battesimo e matrimonio come fossero impiegati
anagrafe, quelli che si sentono attribuire tutti i vizi (e a volte i crimini)
di questo mondo per partito preso, quelli che devono correre ogni volta che c’è
qualcuno che muore, quelli che non possono mai chiudere la bottega perché sono
stanchi. Insomma quelli che sacrificano un pezzetto di sè giorno per giorno e
ci testimoniano la fede, non a chiacchiere, ma con l’Eucaristia, Gesù che si fa
pane, giorno dopo giorno. Anno dopo anno.
Tranquilli non è per chiedervi una donazione al clero che
scrivo questo, ma solo per ricordare (a voi e pure a me) quanto sono importanti
i sacerdoti. Ci avete mai pensato? Avete mai pensato a quali sono le
conseguenze del calo di vocazioni? Io sì, e mi vengono i brividi.
Immaginatevi senza parrocchia, senza Eucaristia, senza la
consolazione della Confessione. Ora, io cosa fare non lo so, so solo che se il
lascito della fede è arrivato fino ad Agnese Salerno, 39 anni nell’anno domini
2019, è solo grazie ai sacerdoti. A quelli che me lo hanno testimoniato e a
quelli che consacrano il Pane ogni giorno. Per quanto mi riguarda posso solo
dire: preghiamo per loro, senza sosta, e preghiamo perché il Signore susciti
santi sacerdoti, cioè tanti martiri, testimoni. Sennò siamo fritti.
Cosa sarebbe stato di me senza padre Roberto, il primo
sacerdote conosciuto ai tempi della conversione, che oggi non fa manco più il
prete (ma sarà sacerdote per sempre, alla maniera di quel tal Melchisedech).
Senza don Maurizio, che mi ha invitata a scrivere questo pezzo e che si è
sorbito le mie lagne per anni. Senza padre Emidio, che mi ha rimesso in
carreggiata un po’ di tempo fa e mi lascia sempre intuizioni formidabili in
mezzo alla marea di racconti e citazioni in romanesco stretto che fa.
Sono tanti i testimoni che potrei citare, non solo sacerdoti
certo. Una cosa è sicura, che la fede è il dono più grosso che mi hanno mai
fatto e che ne non fosse stato per i tanti sacerdoti – testimoni sarei stata
spacciata da un pezzo.
BIOGRAFIA DI AGNESE SALERNO
39 anni, di San Giorgio del Sannio, già giornalista,
comunicatrice, imprenditrice, poi chissà cos’altro a breve. Mamma di Paolo e
(una volta, ahimè) grande lettrice
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