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Oggi prende avvio una nuova rubrica del giornale, dal titolo Testimoni. Per noi cristiani questo è un sostantivo assai pregnante, dal momento che ci richiama il martirio. Ponendo in filigrana questo significato, facendo riferimento più semplicemente a chi  afferma e attesta esplicitamente una cosa, con la sua stessa presenza e i suoi comportamenti , vorrei ospitare autori diversi tra loro, che confrontandosi con la realtà quotidiana, ne facciano emergere la ricchezza nascosta. Per il momento sono donne coloro che hanno aderito a questo “giornale nel giornale”: un segno di tempi nuovi?…



Il viaggio comincia con una cronaca dal  Cairo, dove vive da ormai trent’anni Giuliana Cirillo, nata a Benevento nel 1961.

Si avvicina il tramonto e come d’incanto scompaiono i rumori assordanti della strada, si riesce a sentire perfino il cinguettio degli uccelli, il vociare dei bambini che ancora giocano. E’ un’atmosfera quasi irreale quella che si percepisce in questo momento della giornata, le strade sono quasi deserte, tutti aspettano la voce del muezzin che puntuale al tramonto del sole, con il suo richiamo annuncia la fine del digiuno: siamo nel mese di Ramadan, siamo in Egitto. Vivo qui ormai da 30 anni, e questa scena si ripete ogni giorno per un mese lunare ( appunto Ramadan che conta 29 giorni) e che essendo un mese lunare non viene in un preciso momento dell’anno, ma anticipa di 11 giorni ogni anno….quest’anno include quasi tutto il mese di maggio e finirà’ i primi giorni di giugno. Per chi non è’ stato in un paese musulmano è difficile immaginare l’atmosfera di questo periodo Intanto viene atteso e allo stesso tempo temuto, soprattutto se capita d’ estate: tutti si chiedono se il digiuno sarà’ difficile o se il clima sarà clemente tanto da consentire a tutti di digiunare senza grandi sofferenze. Durante questo mese sacro alla comunità’ musulmana, viene chiesto al credente di ” purificarsi” astenendosi dal mangiare, bere, fumare, avere rapporti intimi, dall’ alba al tramonto, e in genere per tutto il mese è richiesto di avere un comportamento irreprensibile, evitando ogni tipo di aggressività. Inoltre s’ incoraggia la solidarietà , la generosità e la gentilezza e una maggiore dedizione alla preghiera e alla vicinanza ad Allah. In questi giorni, la routine quotidiana cambia ritmo, la gente si reca a lavoro, ma con orari ridotti, ci si ritrova in famiglia o con amici attorno a delle tavolate imbandite con cibi di tutti i tipi e in gran quantità, a casa gli uni degli altri, scambiandosi gli inviti. Regna sempre un’ atmosfera gioiosa….la cosa bella è che questo momento lo si divide con chiunque, può essere l’ultimo arrivato, amici di amici, di un parente lontano, un vicino la cui famiglia è lontana, cristiani, o di altre religioni, non è’ importante; quello che conta è stare insieme. Il digiuno viene interrotto dal richiamo alla preghiera del tramonto, quindi la maggior parte delle persone mangia dei datteri e beve acqua o bevande zuccherine preparate apposta, per reintegrare i liquidi e gli zuccheri di cui il corpo è stato privato nel corso di lunghe ore di digiuno, poi c’ è chi preferisce pregare prima e poi sedersi a tavola e mangiare. Per chi non ha grandi possibilità o non riesce a tornare a casa, in strada, in varie zone della città, persone di buona volontà organizzano delle grandi tavolate dove vengono serviti gratuitamente pasti completi in genere forniti da ristoranti che chiudono al pubblico perché per tutto il mese si dedicano esclusivamente alla preparazione di questi pasti : è una forma di solidarietà’ che si è molto diffusa negli ultimi 10-15 anni: addirittura per dare un pasto ben nutriente alle persone bisognose, sono state istituite delle ” banche del cibo” dove si può donare qualsiasi somma di denaro e contribuire così alla preparazione di pasti nel mese di Ramadan nelle zone meno abbienti del Paese. La città è abbellita con luminarie e decorazioni proprie del Ramadan i cui simboli sono la luna crescente, la lanterna illuminata….di solito ogni abitazione ne mette una in terrazza, sul balcone o sulla soglia di casa. E poi ci sono tanti programmi e sceneggiati che vengono dati alla televisione per tenere le famiglie unite e incollate allo schermo fino a notte tarda quando, un po’ prima dell’inizio dell’alba, si consuma l’ultimo pasto il ” sohour” in genere fave cotte a zuppa, uova, yogurt cetrioli e qualcos’altro altro per prepararsi per un’ altra lunga giornata di digiuno. In genere la sera, soprattutto nei periodi caldo- tiepidi si tende ad uscire e ritrovarsi in locali all’ aperto dove si fuma il narghilè che qui viene chiamato “shisha” con vari tipi di aromi: alla pesca, alla menta, al cantalupo….e passando si sentono questi odori delicati che si sprigionano da queste pipe enormi, si beve un tè alla menta o altre bevande tipiche come quella fatta con i ceci bolliti e la loro acqua insaporita con spezie (vi assicuro, non è’ niente male!). C’è chi prende anche il dolce, dolci orientali, fatti con un impasto di capellini finissimi cotti con un condimento che viene ricavato dal burro e impregnati di un sciroppo molto dolce..in genere sono farciti con i “mokassarat” , una miscela di mandorle, nocciole e pistacchi tritati …(buonissimi!). In questi ritrovi all’ aperto sempre pieni di tanta gente, si trascorre il tempo, giocando  a ” taoula” una sorta di backgammon e ci si attarda a parlare del più e del meno, fino al momento di consumare il ” sohour” che nei ristoranti e’ sempre più’ ricco e variegato, include quasi sempre anche le ” falafel”, dei gustosi medaglioni fatti di fave verdi macinate con cipolline verdi, aglio e coriandolo, prezzemolo e passate nei semi di sesamo prima di essere fritte….tutto questo intorno all’ una, le due di notte. Per poi terminare il tutto con un bel bicchiere di tè caldo alla menta, (alcuni prendono il néscafe perché’ sono certi di non soffrire di mal di testa il giorno dopo). Poi si ritorna a casa e intorno all’ alba, dopo aver pregato, tutti a dormire, o quasi, perché’ magari trovi dei ragazzi sfaccendati che approfittando della calma nelle strade, si mettono a giocare a pallone. Qui in Egitto, niente deve meravigliare, e così ognuno a proprio modo si appresta a cominciare un nuovo giorno!

BIOGRAFIA DI GIULIANA CIRILLO

Dopo la laurea in Lingua e letteratura araba all’Orientale di Napoli, si trasferisce in Egitto per una borsa di studio. Si innamora di questo paese affascinante e decide di restarvi per un po’ . Lavora per un’ agenzia di turismo, come tour leader, e poi insegna all’Istituto Italiano di Cultura del Cairo. Conosce Tarek, un ragazzo egiziano che sposa nel 1990 con rito misto. Hanno due figli, Omar e Youssef che sono la testimonianza di come si possano integrare armoniosamente culture e religioni diverse, quando alla base di un rapporto esiste chiarezza, rispetto e onesta’. Parla correntemente l’arabo, ma lo scrive poco. L’Italia le manca un po’ , almeno una volta all’anno torna nella sua città’ d’origine con marito e figli.

sito promosso dall'Ufficio Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi di Benevento per favorire il dialogo e il confronto tra componenti sociali e realtà ecclesiali presenti sul territorio, per far emergere notizie buone e vere che contribuiscano all'edificazione del Regno di Dio.

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