Rubrica a cura dell’on. Roberto Costanzo. Tra il 23 e 26 maggio 2019 circa 400 milioni di Europei…
Tra il 23 e il 26 maggio 2019 circa 400 milioni di Europei si recheranno alle urne per eleggere i loro rappresentanti a Strasburgo, nel Parlamento Europeo. Abbiamo chiesto a Roberto Costanzo un contributo in vista di questo importante appuntamento, tenuto conto che egli venne eletto deputato alle elezioni europee del 1979, venne poi riconfermato nel 1984, per le liste della DC. Fu presidente della Delegazione per le relazioni Europa-Canada e vicepresidente della Commissione per la politica regionale e l’assetto territoriale, presidente degli europarlamentari della DC.
Intanto ringrazio don Maurizio ed
i suoi partners di avermi chiamato ad offrire a “Tempi Nuovi” qualche mia
riflessione politica in vista delle prossime elezioni del Parlamento Europeo.
Lo faccio con estremo piacere
anche perché mi consente di ricordare, senza enfasi, il grande ruolo svolto dal
pensiero cristiano e da personalità cattoliche nella costruzione europea.
Vorrei subito sottolineare
l’errore commesso dalla maggioranza delle forze politiche europee e dai governi
degli Stati membri quando hanno impedito che nella proposta di Costituzione
europea fossero riconosciute le radici giudaico-cristiane della civiltà e della
cultura in Europa. Ma credo che nei prossimi articoli ci soffermeremo sulla
specifica tematica del “contributo dei cattolici alla formazione di una
coscienza comunitaria europea”. Cominciamo con la prima domanda: “perchè
l’unione europea”. Perché è da oltre duemila anni che si tenta di unificare sul
piano politico e istituzionale il vecchio continente. Iniziò Giulio Cesare
estendendo l’impero romano fino all’attuale Gran Bretagna e fu il tentativo più
ampio di aggregazione europea.
Nel millennio successivo ci provò
Carlo Magno con il suo Sacro Romano Impero. Nel diciannovesimo secolo ci tentò
Napoleone e nel secolo scorso vi fu il tragico esperimento di Hitler. Tutti
tentativi di annessione, ma non di unione, e tutti eseguiti con sanguinose
guerre.
L’unico esempio di integrazione
pacifica e democratica è stato quello della costruzione dell’unione europea
dell’ultimo dopoguerra. E ciò avvenne ad iniziativa di personalità di fede
religiosa e convinzione politica cristiana: il francese Robert Schuman,
l’italiano Alcide De Gasperi ed il tedesco Konrad Adenauer.
La ragione principale fu quella
di cancellare le cause che avevano determinato per la terza volta in meno di
cento anni una disastrosa guerra tra i massimi Paesi europei, e quindi di
creare fra loro le basi economiche, oltre che politiche per, una convivenza
pacifica ed integrata, fondata su comuni istituzioni.
Nascono così le prime istituzioni
comunitarie, la CECA (Comunità Europea Carbone e Acciaio) nel 1951 con il
Trattato di Parigi e la CEE (Comunità Economica Europea) nel 1957 con il
trattato di Roma.
Le ragioni principali sono la
pace in Europa e il comune sviluppo economico- sociale dei popoli europei.
Mi piace chiudere questo mio
primo intervento sulla unione europea con i realistici detti dei tre padri
fondatori.
Schuman: “L’Europa non si farà in
un giorno né senza scontri. Niente di durevole si compie con facilità. Tuttavia
essa è già in marcia…”
De Gasperi: “Vi è chi si
preoccupa di una certa lentezza, di una eccessiva gradualità nel cammino verso
l’integrazione economica e l’unificazione politica dell’Europa. Una ragionevole
gradualità deve essere invece un motivo non di sfiducia ma di affidamento”.
Adenauer: “Abbiamo dovuto fare
l’esperienza di come un nazionalismo esaltato ha portato l’Europa sull’orlo
dell’abisso.”
Negli articoli successivi tenterò
di rispondere alle altre domande della redazione.
15/03/2019 Roberto Costanzo
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