È stata un’occasione partecipare ai funerali di un nostro
fratello rumeno, adottato da una parte della Comunità della mia città. È la
parte della città che preferisco, perché non chiude gli occhi di fronte alle
difficoltà di uno straniero, alcolista. Non lo giudica e lo guarda nel suo
“dover essere”, nei suoi spazi di generosità nella sua comunità
d’origine. Comunità presente al funerale celebrato da don Gerardo. Questi
fratelli di legame geografico hanno sentito l’esigenza di dare un ultimo saluto
a Michele, morto in ospedale, da solo, ma di certo non dimenticato! Anche la sua compagna Gabriella, dopo qualche
giorno è morta in un altro ospedale. Ancora una volta, un’occasione mancata!
Riproponiamo le parole accorate di don Gerardo: – … è
un’occasione unica quella che abbiamo per colmare il debito che si è accumulato
negli anni dimenticando questi emarginati, gli ultimi. Come si colma questo debito? Con la Carità. –
Nonostante le tante cose che non siamo riusciti a fare, il sacerdote
ringraziava tutti per aver espresso la “fraternità” cristiana, nelle
occasioni vissute. Chiedeva perdono per le occasioni mancate, per le omissioni,
per le volte che non abbiamo visto nel povero e nell’umanità povera i nostri
fratelli da ascoltare, da aiutare, da guardare negli occhi. Un invisibile che
muore porta con sé tante domande, ma il momento del funerale è uguale per
tutti!
È stato un funerale sobrio, senza manifesti, senza corone,
cuscini, ma semplici fasci di fiori portati dai “fratelli di legami
geografici” e dai “fratelli adottivi cittadini”. Quei fiori
sulla bara, nella loro essenzialità, hanno creato l’atmosfera sacra.
Immancabilmente, la macchina amministrativa, più esattamente la burocrazia, non
ha permesso i funerali congiunti di entrambe le salme. Prima, Michele. Appena
possibile, Gabriella.
Tutti i funerali dovrebbero essere celebrati così: senza pomposità,
quasi una resa, un’ammissione che la morte ci fa tutti uguali. Finalmente
Michele è uguale a noi. Ha dovuto aspettare la morte!
Non più emarginato o invisibile.
Appena il tritacarne burocrazia avrà risolto i suoi stessi
problemi, ci saranno i funerali di Gabriela. Non perdiamo l’occasione di
colmare il debito. Sarà tutto reddito di fraternità per la nostra città e per i
nostri figli. Potrebbe realizzarsi il sogno che tutti abbiamo: una città
felice, perché accogliente e generosa.
A. P.
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