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Educhiamo i giovani alla bellezza della vita

Le arti luogo d'incontro

Educhiamo i giovani alla bellezza della vita

In dialogo con Domenica Di Sorbo

a cura di Antonella Fusco

Educare mente e cuore. Una sensibilità culturale che sappia andare oltre. Quel sentire intenso l’ulteriorità della vita che dà valore e pienezza alla vita stessa. Esperienza esistenziale che non è solo concretezza, è anche ciò che non si vede, ma si sente.

Ho sempre pensato che il processo di sviluppo completo di una persona avvenga nell’educare mente e cuore, in questo modo si coinvolge sia l’aspetto cognitivo che quello emotivo dell’essere umano, per favorire una crescita equilibrata e armoniosa degli studenti. Si crea, così, una sensibilità culturale che riesce ad andare oltre, comprendendo, valorizzando e rispettando le differenze culturali, aprendosi alla diversità, ricchezza del mondo. Sentire l’ulteriorità della vita significa essere consapevoli del continuo processo di evoluzione e crescita che caratterizza l’esistenza umana. Viaggio ricco di scoperte e di realizzazione della propria vocazione. Pienezza di vita: bellezza che non si vede, ma si sente.

Prof.ssa Domenica Di Sorbo ha dedicato, con passione, una vita nella scuola, come Docente di matematica e fisica, poi come Dirigente e infine come Dirigente tecnico del M.I.M. Educare, allora, un sentire del cuore orientato all’accoglienza, all’ascolto, al dialogo, al dono, alla bellezza della vita.

Sin da giovane era insito in me il trasporto di voler fare la docente di matematica e fisica. Il desiderio di dimostrare che la matematica non fosse solo far di conto, ma pensiero logico. Realizzavo lezioni utilizzando anche le personali conoscenze musicali in modo da far vedere e ascoltare la matematica. Creare emozioni positive verso quella disciplina che per me era “la musica della ragione”. La strada percorsa è stata molto lunga e ricca, costellata dalla voglia di sollecitare entusiasmo, emozioni e creatività.

Poi l’esperienza al ministero, sono stati anni pieni di scoperte, di lavoro in team con colleghi entusiasti. Abbiamo iniziato a fare progetti nazionali di interdisciplinarità. Tra i tanti, voglio ricordare: “La Polifonia della traduzione” che attraverso la intersemiotica di Jacobson traduce un linguaggio in un altro linguaggio. Ad esempio abbiamo analizzato la fiaba di Amore e Psiche dipinta sulla volta di Villa Farnesina a Roma e inserita in un percorso geometrico lineare: la favola si legge entrando e guardando le immagini in sequenza. Abbiamo poi osservato come la stessa favola, nel Palazzo Te di Mantova, sia rappresentata in modo da poterla leggere solo se si trova la strada indicata dal labirinto del pavimento quindi in modo sistemico. Insomma siamo passati dalla matematica del certo, lettura lineare, alla matematica dell’incerto, lettura solo se si conosce la strada del labirinto e così abbiamo introdotto la matematica del ‘900.

Ancora, il mio cammino come dirigente scolastico: una bella avventura. La prima cosa che ho pensato era dar vita ad una scuola aperta al territorio e al mondo culturale. La possibilità, poi, di essere dirigente tecnico presso il M.I.M. Credo che nella vita di donna di scuola ciò che mi ha aiutata fortemente sia stata la voglia di ascolto, comprensione e tendere verso uno sguardo profondo della realtà.

 

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