Connect with us

Tempi Nuovi

I rotoli dell’Exultet

Vita Ecclesiale

I rotoli dell’Exultet

La Pasqua è il periodo liturgico più forte per il Cristianesimo: è il momento più pregno di simbologia ed espressività. Ad esso si lega la formula liturgica chiamata Exultet, originariamente indicata come Laus cerei, composta per accompagnare l’accensione del cero pasquale.

“Exultet” è la parola incipitaria con cui ha inizio il canto liturgico: durante la prima parte della celebrazione chiamata “Lucernario” l’Exultet è il canto di lode, di ringraziamento a Cristo vincitore della morte che salva l’umanità.

Non si ha conoscenza di chi sia l’autore primigenio del canto dell’Exultet ed inizialmente non esisteva una formula fissa.

Nell’area medievale identificata con il termine di Longobardia meridionale, tra il X e il XIV secolo, il canto dell’Exultet viene trascritto su fogli di pergamena, cuciti tra loro alle estremità e conservati poi in forma di rotoli: srotolando il manoscritto era (ed è) possibile non solo leggervi testo e canto, utili al diacono addetto alla proclamazione, ma anche ammirare straordinarie immagini atte a spiegare figurativamente il contenuto testuale; a queste si aggiungevano le preziose lettere iniziali miniate, il più delle volte la E della parola Exultet e la V della formula Vere Dignum con cui iniziava la benedizione.

Il rotolo era concepito come un importante mezzo di comunicazione durante la celebrazione e per questo, al fine di rendere visivamente comprensibile il suo contenuto ai fedeli, le immagini comparivano capovolte rispetto alla scrittura: dall’alto dell’ambone il diacono dava inizio al suo canto lasciando ricadere il lungo rotolo; dipanandosi lentamente le immagini venivano mostrate al popolo dei devoti che riusciva a seguire la cerimonia.

A partire dall’VIII secolo nel principato longobardo di Benevento entrò in uso il cosidetto Exultet beneventano contenente la rinomata notazione neumatica beneventana.

Il rotolo viene scelto in sostituzione alla più consueta forma in codice per sottolineare la solennità di determinati riti liturgici: alcuni studiosi attribuiscono a Landolfo I, arcivescovo di Benevento, il passaggio dal codice all’uso rituale del rotolo illustrato. Proprio a Benevento l’uso dei rotoli nella liturgia assunse un valore di originalità: i manoscritti divennero sempre più ampi nelle dimensioni e opulenti nelle decorazioni iconografiche.

Trentadue sono i rotoli liturgici a noi pervenuti, la maggior parte dei quali è vergata in scrittura beneventana ed è di origine meridionale; i più antichi sono il Pontificale e il Benedizionale, oggi conservati alla Biblioteca Casanatense di Roma, prodotti a Benevento proprio per Landolfo.

Nella città campana oggi si conserva un solo esemplare di Exultet in facsimile: l’Exultet Casanatense 724 (B I 13) 3. Confezionato a Benevento nel XII secolo, il manoscritto ha una lunghezza originale di 685 cm, ed è custodito presso la biblioteca Capitolare di Benevento; il supporto è vergato in scrittura beneventana e la melodia è data dalla notazione neumatica beneventana. Ad accompagnare il tessuto scrittorio meridionale un elegante comparto iconografico.

Fabiana Peluso

 

 

 

 

 

sito promosso dall'Ufficio Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi di Benevento per favorire il dialogo e il confronto tra componenti sociali e realtà ecclesiali presenti sul territorio, per far emergere notizie buone e vere che contribuiscano all'edificazione del Regno di Dio.

Clicca per commentare

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un Commento

Altro in Vita Ecclesiale

Vai Su