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Maria madre della Chiesa

Arte

Maria madre della Chiesa

Paolo Scirpa. Artista tra i primi ad utilizzare i neon per creare pozzi visivi, giochi di luce che rimandano all’infinito e installazioni di forte impatto visivo.

Ho incontrato Paolo Scirpa qualche anno fa a Rocca di Papa, durante la ristrutturazione della cappella del Centro del Movimento dei Focolari. Il Mosaico che occupa una intera parete, “Maria madre della Chiesa” da lui realizzato a cavallo tra il 1963 e il ’64 doveva essere spostato e in parte saldate alcune tessere laterali. Fin da bambina avevo visto quel mosaico: all’epoca mi chiedevo perché avesse fatto i contorni dei visi di color rosso e nero.

Erano i tempi del Concilio Vaticano II e il tema rappresentato ben raffigurava le novità conciliari: Maria, madre della chiesa campeggiava, enorme figura, sullo sfondo di una grande cupola (San Pietro). A destra un gruppo di cardinali riuniti in concilio e sotto 12, fra uomini e donne, a guardare la scena. A destra e a sinistra, lateralmente, scene di città, di fabbriche, il mare coi pescherecci (che tradiva la sua origine siciliana), la vita umana, insomma.

Erano gli anni in cui Paolo era fresco di studi, fatti all’Accademia di Palermo, “dove andavano solo quelli che amavano veramente l’arte e volevano praticarla insieme ad altri compagni e amici”, come mi aveva detto il suo collega di corso, l’artista Carmelo Marchese, incontrato alcuni anni fa nella galleria di Roma La Cuba d’Oro. Erano anni di grande fermento culturale e artistico.

Paolo si era avvicinato idealmente e realmente a Chiara Lubich la quale avrebbe voluto che nella allora sede di formazione ci fossero opere d’arte in ogni stanza. Questa idea rimase incompiuta, mentre il mosaico resta a testimoniare la grande importanza e considerazione del ruolo dell’arte della Lubich e del nascente movimento.

L’impresa di realizzare quel grande mosaico era stata ardua e la raffigurazione ben si adattava a concetti nuovi emergenti dal contemporaneo Concilio: una visione nuova della chiesa, del ruolo centrale di Maria in essa, la riscoperta dei laici. E le 12 figure per lui stavano a rappresentare gli Apostoli di oggi: uomini e donne di popolo! Quanto mi piaceva! Mi ero sempre identificata con una donna al centro col vestito rosa …

Le tessere per la maggior parte le aveva create scalpellando con la martellina in widia i sassi cercati e trovati nei fiumi e nelle cave, aveva utilizzato anche tessere vitree e, per i vescovi e cardinali, aveva trovato dei costosi pezzetti di vetro con fondo dorato in varie tonalità di colore.

Anche se la sua ricerca l’ha portato, nel corso degli anni, ad altri riferimenti iconografici, gli faceva piacere rivedere la sua opera, constatando che, anche col passare del tempo, manteneva la sua validità e la sua bellezza.

Il suo dialogo con la Lubich si era sempre mantenuto, la informava dei suoi passi, delle sue ricerche, e lei manifestava il suo apprezzamento per la sua opera, per la sua onestà intellettuale, per il suo faticoso cammino artistico.

Quel pomeriggio trascorso insieme, lui che mi spiegava, io che gli facevo domande, è stato un momento di comunione umana e spirituale di grande arricchimento.

Mariannita Zanzucchi

Un’opera che parla e comunica.

Rocca di Papa. Maria Madre della Chiesa. Mosaico, cm 460×270, 1964

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