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Manchester by the Sea

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Manchester by the Sea

Ci sono attrici del panorama attuale che evocano direttamente il ricordo di altre, magari più titolate ed illustri, del passato; ma c’è n’è un ristretto numero, non riesco a superare nella conta le dita delle mie due mani, che appartiene all’Olimpo. È un luogo etereo, impervio, è una vetta inespugnabile, l’Olimpo delle migliori attrici di tutti i tempi: vi appartengono eroine senza tempo, capaci di scolpire nella memoria del cuore di milioni di spettatori segni indelebili.Faccio qualche nome, tanto per intenderci, ma queste pochissime star sono accomunate da un’unica caratteristica: ciascuna è unica, irripetibile, inimitabile!
Katharine Hepburn, Bette Davis, Maureen O’Hara, Grace Kelly, Joan Crawford, Greta Garbo, Marlene Dietrich, Marilyn Monroe, Carole Lombard…

Questo preambolo serve a chiamare in scena una biondina scipita, apparentemente non paragonabile alle bellone che pullulano a Hollywood: ebbene, Michelle Williams è l’attrice più importante del cinema di oggi e appartiene di diritto a quella scelta stirpe dell’Olimpo delle dee.
È unica, irripetibile, inimitabile.
È molto bella, intendiamoci, ma lei riafferma ad ogni sorriso o broncio (meglio), quanto poco conti l’aspetto fisico per un’attrice, anche per un’attrice di cinema!
In questo film ha tre scene, tre misere, brevi scene, dove benché il set sia affollato, non c’è altri che lei: Non possiamo staccarle gli occhi di dosso, anche quando è a letto con l’influenza, imbacuccata di coperte.

C’è un protagonista di grande spessore, Casey Affleck, ormai possiamo dirlo senza timore di smentite, ben altro attore rispetto al fratello maggiore Ben, che offre un ottimo lavoro nel rendere il dolore che schianta un uomo (o una donna) più di ogni altro: la perdita dei figli. Tutta la storia si agita intorno al complesso di colpa che è come un macigno, anzi come un iceberg, nel cuore del quale rimani intrappolato, su a nord, nell’immenso oceano artico, senza alcuna speranza neanche di poter morire…finalmente! È una sofferenza che ti rattrappisce dall’interno e non ti lascia nulla…nulla.
Può un padre che ha ucciso per errore i suoi tre figli piccoli ricominciare a vivere?

Questo film era una sfida enorme perché una storia così, una domanda così importante la potevi al massimo affidare alla pagina scritta, alla lunghezza distesa del romanzo, o al limite potevi pretendere di coagularla in un racconto breve e tagliente come un rasoio. Ma come si è permesso il regista-sceneggiatore (autore tra l’altro di Gangs of New York di Scorsese) di immaginarne un film?!? Come poteva raccontarla un film quella domanda fondamentale, senza cadere nel ridicolo o nel melodramma d’accatto?!?
Eppure: ce l’ha fatta!
Ce l’ha fatta nel migliore dei modi, senza cioè nessuna concessione alla lacrima liberatoria facile, no, tutt’altro: qui non si riesce proprio a piangere perché il dolore è troppo grande. 
Cosa sarà infine di Lee Chandler (Casey Affleck), il balordo pluriomicida dei suoi propri figli, ancora amato dalla ex-moglie, Randi Chandler (Michelle Williams), – e di quale amore impossibile e inaudito! – chiamato dal fratello poi morto a prendersi cura di un adolescente, amatissimo dallo zio e dalle sue coetanee???

Ce la farà?

Intanto l’autore del film ce l’ha fatta. Ha superato la prova, e quale prova!
Ce l’ha fatta non concedendoci nemmeno un finale consolatorio, no! Nemmeno quello…

Alessandro Perriello

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