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Il centenario della nascita di padre David Maria Turoldo

Memoria

Il centenario della nascita di padre David Maria Turoldo

Il 22 novembre 1916 nasceva a Coderno di Sedegliano, Giuseppe Turoldo. Ventidue anni dopo, nel giorno della sua professione solenne, Giuseppe diventerà David Maria, proprio come il pastore e poeta biblico. Una scelta che illuminerà il percorso di vita e di fede di padre David Maria Turoldo. Quest’anno ricorre il centenario della nascita di padre Turoldo, e in tanti gli dedicano progetti di studio, incontri, appuntamenti artistici, educativi e culturali per ricordare la sua figura: David Maria Turoldo, è stato un religioso e poeta, sacerdote dei Servi di Santa Maria e “coscienza inquieta della Chiesa”, sicuramente una delle figure che più hanno contribuito al cambiamento del cattolicesimo nella seconda metà del ‘900. Si definiva «servo e ministro della Parola» biblica, da lui cantata, approfondita, celebrata, tant’è vero che nelle sue moltissime pagine si può percorrere l’intera sequenza delle Sacre Scritture. Proprio per questo il cardinale Carlo Maria Martini, consegnandogli il Premio Lazzati aveva trovato nella figura e nell’opera di padre David il respiro dei profeti biblici, la voce che esce dal roveto ardente del Sinai e che sprizza come scintilla dalle pietre colpite dal martello di Dio, per usare un’immagine del profeta Geremia. Ma, all’interno di questa sintonia appassionata alla Parola divina, soprattutto durante gli ultimi anni della sua vita, si era incuneato il “mostro” del male, il cancro con il suo corteo di sofferenze. Era, così, apparso anche il silenzio di Dio, anzi il misterioso intreccio-incontro tra Dio e il nulla. Esso scompaginava i pensieri e i versi di Turoldo, in particolare quelli dei Canti ultimi, forse il suo capolavoro poetico: «Dio e il Nulla – se pure l’uno dall’altro si dissocia…/ Tu non puoi non essere/ Tu devi essere,/ pure se il Nulla è il tuo oceano». Questo groviglio di luce e di tenebra aveva la sua raffigurazione emblematica nel Cristo crocifisso («Fede vera è il venerdì santo/ quando Tu non c’eri lassù») e padre David ne era stato attratto come da un gorgo avvinghiante.  Già lo era stato nelle sue poesie precedenti. Eccone qualche esempio: «E Tu, Tu, o Assente, mia lontanissima sponda… Mio Dio assente lontano… Ma Lui, Lui sempre lontano, invisibile… La tua assenza ci desola… All’incontro cercato nessuno giunge… Notte fonda, notte oscura ci fascia – nera sindone – se tu non accendi il tuo lume, Signore!… Ma tu, Signore, sei bianca statua di marmo nella notte… Un Dio che pena nel cuore dell’uomo…». Eppure fino al giorno precedente la sua morte, il 5 febbraio 1992, nella clinica milanese “San Pio X” dei Camilliani, pur in mezzo ai dolori atroci non più controllabili dalle terapie, aveva ancora continuato a dedicarsi a un’ulteriore ripresa del Salterio (era giunto al Salmo 13: «Fino a quando, Signore, continuerai a dimenticarmi…? »). Due giorni prima, il 4 febbraio, aveva concelebrato la Messa domenicale della Giornata della vita.

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