In questo tempo così particolare, in cui le relazioni rischiano di alterarsi a causa della pandemia, e ciascuno è particolarmente attento a tenersi a distanza da tutti, possono scatenarsi tanti comportamenti distorti, tante tensioni. Spesso queste distanze creano in noi comportamenti patologici, oserei dire che creano l’alibi per allontanarci gli uni dagli altri non solo fisicamente, ma anche con il cuore.
Ciascuno è diventato guardiano e giudice dell’altro: ammonisce, rimprovera, sospetta e fa dell’altro un nemico. In questo clima generale, che si sperimenta a lavoro o al supermercato o anche in altri luoghi chiusi o all’aperto, mi sono chiesta qual è il mio giusto atteggiamento come cristiana verso il prossimo che mi passa accanto.
La risposta che ho sentito dentro è che dobbiamo stare sul serio attenti a rimanere prudenti, rispettosi, vigili, ma accoglienti e comprensivi sempre. Così stamane, iniziando la giornata all’alba con questo proposito, mi è sembrato che il Signore mi abbia presa in parola.
Nel bus che prendo ogni mattina alle 6:00, ad una fermata è salita una giovane mamma africana con 2 bimbi piccolissimi, di cui uno avvolto in fasce e portato nel marsupio sulla schiena.
La giovane donna mi è sembrata agile e capace di gestirsi da sola, ma ad una improvvisa frenata del bus, mentre lei ancora si stava sistemando, era in visibile difficoltà di equilibrio.
Cosa fare?
Ho voluto vivere quanto suggerisce il salmo nella Parola di vita di questo mese di dicembre: “Il Signore è mia luce e mia salvezza! Di chi avrò paura?”
Non ho voluto preoccuparmi della distanza e ho aiutato la giovane donna, la quale mi ha ringraziato sorridendomi con gli occhi.
Di solito su questo bus non siamo in tanti e stiamo seduti regolarmente a distanza, ma poco dopo è salito un signore anziano con la mascherina abbassata. Era evidente la sua difficoltà a restare in equilibrio in piedi alla ricerca di un posto, così si è seduto proprio accanto a me, anche se non avrebbe potuto.
Memore di quanto mi era accaduto tempo fa in un autobus, dove, in mancanza di posti a sedere, avevo tentato di sistemarmi accanto ad una ragazza la quale non mi aveva permesso di accomodarmi per rispettare le regole anti-covid, ho pensato che pur volendo essere rispettosa delle leggi fatte per il bene della collettività, il mio buon senso e il mio amore verso il prossimo non poteva paralizzarmi e impedire a quell’uomo di sedersi accanto a me… “non avrei mai fatto all’altro quello che non avrei voluto fosse fatto a me”. Di chi avrò paura?
Certo con garbo e gentilezza ho consigliato di mettere correttamente la mascherina, in più, con gli occhi e un cenno della testa, ho tranquillizzato le altre persone che ci guardavano alquanto sbigottiti. L’anziano vistosi al centro dell’attenzione, spontaneamente, si è anche girato leggermente sul suo lato e questo gesto da parte sua mi è sembrato mostrasse la comprensione e la disponibilità a fare la sua parte, ciò a conferma che se si prova a fare il primo passo per accogliere l’altro, s’innesca un comportamento virtuoso.
Tutta la giornata è stata costellata di piccoli momenti di ascolto, di comprensione, di attenzione verso ciascun prossimo incontrato.
Insomma, ho provato a cogliere l’opportunità di prepararmi al meglio al Natale, scorgendo in me e negli altri la presenza di Gesù, che viene ad abitare in mezzo a noi .
Clementina
You must be logged in to post a comment Login