Il progetto “Crossings”. A colloquio con Enzo Gagliardi.
Una cosa che straordinariamente colpisce, incontrando Enzo Gagliardi, scenografo (docente Accademia BBAA di Napoli) è che ti senti guardato e scopri dietro le lenti una vivacità catturante. Scopri un vissuto reale e un vulcano di idee, oltre ad una capacità di relazionarsi fuori dal comune.
Insomma è riuscito a mettere insieme 18 persone: lo staff dell’Accademia, non solo, ma anche professori di altre facoltà (Architettura, Scienze Naturali, Fisica) e di altri enti (Custodia di Terra Santa, New Humanity, Armonia dei popoli) e ad elaborare con loro il progetto “Crossings”.
Come è nata questa idea? Diversi anni fa durante una conferenza in cui si parlava della crisi europea mi domandai cosa avrebbe fatto un artista; pensai che una possibilità era di riscoprire il nostro passato, i personaggi, le vicende, da lì ripartire per progettare il futuro. Da un viaggio in Terra Santa e per la precisione a Gerusalemme, capii che quello era un luogo da cui nascono molte guerre e da cui potrà nascere la pace del mondo. Quindi rappresenta la nostra Start Up.
Che cosa vuol dire il nome? Crossings, vuol dire attraversamenti, passare e mettere in risalto la Bellezza, il patrimonio culturale, umano, paesaggistico del luogo. Dar voce a tutto ciò che si trova lungo queste traiettorie.
Abbiamo constatato che l’area intorno al Mediterraneo è sempre stata collegata, fin dai tempi dei Romani, da un reticolo di strade che, lungo i percorsi, ha permesso alle varie città di nascere e strutturarsi culturalmente in modo diverso, a seconda degli incroci di popoli, di usi e costumi (ma anche lingue, modi di rappresentare la realtà, profumi…) che hanno costruito il substrato di ciascun popolo.
Che città coinvolge? Napoli e Gerusalemme: città unica, punto nodale di varie religioni e culture. A Napoli la fine del mondo si dice “A fin ro munn” quello che per altri è la fine a Napoli è l’inizio. Un progetto che nasce da questa città può rappresentare l’avvio di un processo nuovo e coinvolgente, perché in questo luogo la fede della gente riesce ancora a far sciogliere il sangue dei santi. Quindi possiamo anche sperare in un sogno così folle.
Cosa si propone? Rimettere al centro l’Uomo e le sue ricchezze umane, culturali, artistiche, Riprendendo questi percorsi, si vogliono mettere nuovamente in relazione i popoli che si affacciano sul Mediterraneo.
Come pensa di realizzarlo? Ci Stiamo organizzando per far rientrare questo progetto nelle nostre attività Erasmus e coinvolgere fondazioni ed enti che scopriamo sempre più essere molto sensibili a queste tematiche.
Mi pare di leggere di laboratori, seminari, perfomance… L’arte ha un ruolo prevalente in questo progetto? Come mezzo o restituzione o altro? E, se sì, perché?
Non conosciamo il linguaggio degli uomini primitivi, ma riusciamo a decifrare i loro disegni delle caverne, per cui mi sembra che il medium dell’arte sia uno strumento che l’uomo ha sempre utilizzato per relazionarsi agli altri, ma soprattutto per esprimere quello che pensava, soprattutto quello che sognava di essere. Il nostro intento è quello di immergerci nella cultura del luogo e attraverso le nostre specifiche competenze e peculiarità realizzare dei laboratori creativi in cui elaborare proposte originali e di valore capaci di proporre delle nuove prospettive culturali, artistiche e di sviluppo per coloro che non hanno mezzi e risorse. Abbiamo previsto una prima fase in cui proporremo i nostri laboratori tematici attraverso una start up a Gerusalemme, lasceremo che la ricerca venga sviluppata dalle istituzioni locali per alcuni mesi e successivamente realizzeremo un periodo di Crossings dove verranno presentate le proposte, con performance, studi, manifestazioni, seminari, mostre. Naturalmente nostro intento è quello di favorire la riproducibilità del progetto ad altre latitudini del Mediterraneo, soprattutto sulle vie che da millenni l’uomo ha utilizzato per connettersi alle altre civiltà.
Mariannita Zanzucchi
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