In occasione
del 116° anniversario dell’ingresso in noviziato a Morcone di San Pio, a
conclusione dell’anno commemorativo della sua stimmatizzazione permanente e del
cinquantenario della sua morte, la nostra ridente cittadina, ha accolto il saio
che il cappuccino indossava il 20 settembre 1918.
Venerdì 18 gennaio, in piazza San Pio, antistante al convento di Morcone,i frati, il vicesindaco Ester D’Afflitto e la comunità locale insieme ai fedeli sopraggiunti anche da Pietrelcina, paese nativo del Santo,hanno accolto la Reliquia, sopraggiunta con lieve ritardo e accompagnata dall’equipe dei frati della Pastorale giovanile e vocazionale.
Un momento
di grande emozione al quale è seguita la liturgia di accoglienza presieduta dal
padre Guardiano del Convento, Frà Eliseo Pizzarelli. Dopo la recita del Santo
Rosario meditato, su un grande schermo, è stato proiettato un filmato sulla
peregrinatio dell’abito, che ha raggiunto La Verna di Francesco D’Assisi e il
campo di concentramento di Auschwitz. Presso il santuario toscano dove il
Signore ascoltò le preghiere di Francesco, donandogli i sigilli della sua
Passione, l’occasione per sovrapporre le figure dei due santi, tanto simili
nella loro storia di vita e di grazia. Una sovrapposizione complanare sulle
stimmate e sull’amore di due personaggi che tanto hanno trasformato il concetto
di carità. Ad Auschwitz dove il martire San Massimiliano Kolbe dona la vita per
un suo compagno di prigionia e muore dopo due settimane di torture, il saio,
giunge a testimoniare come, in un luogo
costruito per la negazione di Dio e dell’uomo, abbia vinto l’amore e la fede in
nostro Signore Gesù Cristo, a testimoniare come l’Amore ci trasforma e porta
speranza nel mondo.
Dopo la
concelebrazione eucaristica, si è tenuta una veglia di preghiera per le
Vocazioni, animata dai giovani della Gifra.
Sabato 19, i
frati della Pastorale hanno portato il saio nelle strade del paese e si sono
fermati in tutte le scuole presenti sul territorio portando a giovani e bambini
la loro esperienza di vita e il loro fervore vocazionale.
Nel
pomeriggio Fr. Luciano Lotti dell’OFM ha incontrato i fedeli spiegando ”Il
significato antropologico e spirituale dell’abito francescano”, una veste
confezionata dallo stesso Francesco, che riproduce l’immagine della croce per
tenere lontane tutte le seduzioni del demonio, ruvidissima per sconfiggere la
carne e il peccato, e talmente povera da renderne impossibile l’invidia.
Domenica 20 la presentazione del libro “Frà Camillo, il frate con la barba che conquistò Padre Pio” , scritto da Giampaolo Colavita. Il frate questuante, si recava nelle campagne e presso le abitazioni di Pietrelcina quando il piccolo Francesco Forgione stava maturando la sua vocazione religiosa e furono la sua barba ma soprattutto il suo carattere semplice e gioviale ad affascinare il bambino pietrelcinese che fu irremovibile nella scelta di diventare “frate con la barba come frà Camillo”.
Lunedì 21 la
catechesi è stata tenuta dal caro Frà Luigi La Vecchia, dal titolo “Padre Pio
uomo di preghiera”.
L’umile
frate con la sua vita dedita alla preghiera e all’ascolto dei fratelli, ha
stupito il mondo. Lui stesso amava ripetere:
“Sono un povero frate che prega “, convinto che “la preghiera è la
migliore arma che abbiamo, unica chiave che apre il Cuore di Dio”.
Ultimo
giorno di questa speciale grazia è stato martedì 22, con la commemorazione
della vestizione di San Pio da Pietrelcina. Dopo il rosario meditato a cura
dell’equipe dei frati della Pastorale Giovanile e Vocazionale, una grande
concelebrazione eucaristica alla quale hanno partecipato anche diversi frati giunti
da San Giovanni Rotondo, alcuni rappresentanti dei conventi limitrofi, alcuni
frati studenti postnovizi di Campobasso, il sindaco di Morcone Luigino Ciarlo,
il parroco di Morcone Don Giancarlo Scrocco, il Guardiano Padre Eliseo
Pizzarelli e numerosi fedeli. La celebrazione è stata presieduta da frà
Francesco Di Leo, vicario provinciale, e animata dal coro parrocchiale del
convento e dal coro “Cantate Domini in laetitia” della parrocchia di San Marco
e Santa Maria de Stampatis. Il vicario, nell’omelia, ha ribadito che la santità
non è preclusa a nessuno. Chiunque segua
il Signore può essere santo e non c’è bisogno di segni tangibili, come le
stimmate, ma basta la scelta di rinnegare sè stessi, prendere la croce e
seguire la Via. Tutti possiamo essere stigmatizzati attraverso le prove
ordinarie della vita, bisogna solo cercare di viverle ed accettarle con lo sguardo di chi sa
andare e guardare oltre.
Infine il
saluto alla Reliquia, un momento di grande spiritualità ed emozione. Difficile
descrivere i sentimenti che ho raccolto negli sguardi di chi guardava
allontanarsi il furgone su cui era stato caricato “L’Abito” per il suo rientro
in sede. Lacrime, gioia, commozione, speranze, preghiere…brividi…
Diana Vitulano
You must be logged in to post a comment Login